Giardino di Villa Barbarigo Pizzoni Ardemani a Vaslanzibio
14 versi, 2 versi per gradino

Curioso viator che in questa parte
Giungi e credi mirar vaghezze rare
Quanto di bel, quanto di buon qui appare
Tutto deesi a Natura e nulla ad Arte

Qui il Sol splendenti i raggi suoi comparte
Venere qui più bella esce dal mare
Sue sembianze la Luna ha qui più chiare
Qui non giunge a turbar furor di Marte

Saturno quivi i parti suoi non rode
Qui Giove giova et ha sereno il viso
Quivi perde Mercurio ogni sua frode

Qui non ha loco il Pianto, ha sede il Riso
Della Corte il fulmine qui non s’ode
Ivi è l’Inferno e qui il Paradiso

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Curioso viaggiatore che in queste parti
Giungi e credi di ammirare cose rare
Quanto di bello, quanto di buono qui vedete
Tutto è grazie al lavoro della natura e non grazie alla mano dell’uomo

Qui il sole manda splendenti i suoi raggi
Qui Venere è ancora più bella
La luna è qui più splendente
Marte (Dio della guerra) è qui bandito (perché Valsanzibio è luogo di pace e tranquillità!)

Saturno qui non si mangia i figli (sottolinea nuovamente che qui è un luogo di pace e tranquillità
grazie ai Barbarigo che nel 1620, comprando tutte le terre a Valsanzibio, hanno messo
fine alle dispute/guerre fratricidi tra nobili veneziani: Contarini, Michiel e Barbarigo)
Qui giove è contento e sorridente (Giove, il Dio che regola e comanda gli agenti atmosferici, protegge
il giardino e apporta le giuste alternanze di sole e pioggia basilari per mantenere Valsanzibio in salute)
Mercurio (Dio protettore dei ladri) qui è a riposo (sottolineando ancora che questo è un luogo di pace e serenità)

Qui non si piange, ma si ride
I problemi di Venezia (la corte) qui non si fanno sentire
A Venezia c’è l’inferno e qui invece c’è il paradiso